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09/10/07
Guitar
slap!
..ebbene si… un modo tutto suo di suonare, una tecnica
del tutto personalizzata nata probabilmente dal tanto tempo
passato con la testa su una spalla (della chitarra) e con
l’orecchio legato allo stomaco, tanto basta per sentire un dito
che sfiora un battipenna come un rullante in metallo o una
polliciata a mo di slap per dare alle corde grosse quell’essenza
di basso elettrico.
Un sacco di
lavoro che purtroppo qui non si vede, infatti bisogna sfogliare
tra il suo sito ed altri ancora per trovare del materiale
(peccato), troppi demo però, corti corti che danno appena l’idea
di cosa si possa trovare nei CD.
Qui in Radiostar al momento ci sono 5 video di cui uno ben fatto
“Mio distante” e dove è possibile ascoltarlo nel suo
insieme, ovvero: cantante, chitarrista, arrangiatore ecc.. ecc..
Come dicevo anche cantante, ma nulla di così particolare.
Intonato e presente al punto giusto ma con uno stile e/o
modulazioni che ricalcano troppo e troppe cose già ascoltate,
comunque nell’insieme gradevole.
Molte collaborazioni tra cui John De Leo e la
“bravissima” Serena Bandoli che non posso non citarne
le qualità vocali e che sarebbe davvero interessante un suo
spazio in Radiostar
Il pelo nell’uovo
Probabilmente rimane difficile interpretare subito
ritmi e suoni del suo stile ma poi ci si fa l’orecchio e si
capisce, a patto che tutto riesca ad uscire con suoni puliti ed
a volte così non è.
Conclusioni
Un tuttofare della musica, in realtà è sufficiente lui
solo a riempire un brano visto che riesce a tirar fuori chitarra
basso e batteria da una sola ghibson semiacustica, se poi ci
mettiamo anche la sua voce abbiamo finito.
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di Roberto Bonfanti
(17/12/02)

promo mp3
FABRIZIO
TARRONI
Mica
lo spezzi un do
Otto canzoni, un racconto e qualche poesia
Ho sempre subito il fascino dei progetti che cercano di unire
musica e poesia, per questo non potevo non restare incuriosito da
questo lavoro firmato da Fabrizio Tarroni (personaggio dal
curriculum ricchissimo di collaborazioni) che si basa su spunti
poetici dell`autore romagnolo Guido Leotta: in tutto otto canzoni,
un racconto recitato e musicato e varie brevi poesie recitate qua
e là fra un brano e l`altro.
Iniziamo parlando della title-track: un bellissimo racconto
recitato fra momenti intensissimi in cui si cerca di stemperare la
commozione con un leggero sorriso, creando così un`atmosfera
trasognata resa perfettamente sia dalla voce recitante che dai
commenti musicali firmati da Tarroni.
Ottimi anche i passaggi poetici fra cui si distinguono alcuni
spunti notevoli, marchiati sempre da un`atmosfera sognante e da un
filo di sana retorica.
Che dire invece delle canzoni? Dovrei dire innanzitutto che
subiscono un lavoro eccessivo di avvicinamento alla forma canzone
in senso classico, che forse sono fin troppo curate e che questo
gli fa` perdere spontaneità e che la produzione sembra un po`
piatta e troppo "italiana"... ma devo dire anche che,
nonostante questi difetti, dopo un certo numero di ascolti attenti
riescono, per qualche inspiegabile motivo, a conquistare un
apprezzamento che cresce ancora di più con gli ascolti successivi
per cui il giudizio, almeno a livello emotivo, non può che essere
positivo soprattutto verso gli episodi posti nella seconda metà
dell`album (con una nota speciale per la conclusiva "Piccolo
addio").
Di certo, al di là delle apparenze che possono trarre in inganno,
non è l`album che potete tenere in macchina o mettere in
sottofondo mentre fate altro: questo è un lavoro da ascoltare con
la massima attenzione, in cui il ruolo fondamentale è nelle
parole: parole semplici e spesso retoriche che però riescono
ugualmente a colpire nel segno.
(17/12/02)

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15/03/2002
Vince
il romantico Tarroni
Premio
Daolio, fuori Luneda e Carrabs & The Cabs
CAVRIAGO. Trionfa Fabrizio Tarroni (nella foto) alla terza
serata eliminatoria del concorso musicale per giovani
cantautori che l'Arci dedica alla memoria di Augusto Daolio.
Al circolo Calamita di Cavriago, mercoledì sera (era un
recupero) Fabrizio Tarroni, che arrivava da Ravenna, si è
dimostrato «discretamente professionale» - secondo il
parere dei giurati - ha creato con la sua chitarra
semiacustica melodie elaborate, abbinandovi una voce niente
male. Ad accompagnarlo nella sua fortunata performance, in
duetti dal sapore lievemente jazzato, il sax soprano di
Silvio Zalambani.
La canzone presentata da Fabrizio Tarroni ha colpito la
giuria in virtù della sua sua vena malinconica ma
disincantata: rivolta ad un «tu» che è un nuovo uomo nel
cuore della donna amata, inizia poeticamente con la strofa
«tu fai bene a ridere forte, pochi dubbi su dove andare,
vinci facile il giro di carte e neppure devi barare» e si
conclude con la disperata invocazione «lasciami lei, del
resto che te ne fai, domani la scorderai, lei è tutto quel
che ho davvero, perché è lei il mio pezzetto di cielo»
(da qui il titolo della canzone, «Pezzo di cielo»).
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John De Leo e Fabrizio Tarroni
LIVE AL MECCANO (SS)
28/12/2003
Di GianPaolo Piga
Il
Meccano,gloriosa discoteca Sassarese,grazie alla nuova
gestione è stato trasformato in un disco club attrezzato per
esibizioni live di artisti di livello nazionale.Un idea
convincente e molto coraggiosa,che potrebbe far crescere la
città ,ormai da tempo avara di avvenimenti e iniziative, sia
da un punto di vista cultural-musicale che d’immagine.
Il disco club è una realtà consolidata sopratutto nel nord
Italia e in Europa.
Questi piccoli locali a capienza limitata di pubblico sono
spesso teatri di concerti memorabili,sopratutto nel periodo
invernale,quando non è possibile assistere ad eventi
importanti negli stadi o nei grandi spazi aperti.
Il 28 Dicembre per l’inaugurazione è stato organizzato un
concerto di altissima qualità. Un
duo di musicisti dotati di uno straordinario bagaglio tecnico
ha illuminato la prima serata.
John De
Leo,la voce dei geniali Quintorigo,e il chitarrista ravennate
Fabrizio Tarroni hanno proposto un set sorprendente nel quale
gli unici fili conduttori sono stati l’improvvisazione e il
rimescolamento continuo dei più svariati generi
musicali,riuscendo perfettamente nell’intento di far brillare
di luce propria capolavori assoluti molto “saccheggiati” da
qualsiasi band.
E’ difficile fare spettacolo unicamente con voce e chitarra,ma
l’imprevedibile sperimentazione sonora e vocale dei due,unita
al continuo stravolgimento di atmosfere hanno letteralmente
stregato il pubblico presente.
Tarroni schiaffeggia e picchia le corde similmente ad un
tamburo,De Leo,munito unicamente di un piccolo campionatore in
cui venivano registrati suoni sul momento,regala momenti di
alienanti viaggi sonori grazie ad acrobazie vocali di ogni
tipo.
Disinvolti passaggi da tonalità baritonali a tonalità
tenorili,imitazione di numerosi strumenti tra i quali
l’armonica a bocca,il basso,il flauto,la chitarra elettrica.
Da questa orgia di suoni scaturivano versioni irriconoscibili
e totalmente stravolte di standard quali Come togheter
dei Beatles,Light my fire dei Doors e Superstition
di Stevie Wonder,alternate a brani di Jimi Hendrix ,Gershwin
e di propria composizione.
E’stata una
grande serata,che fa ben sperare per il futuro del primo disco
club di Sassari.
GianPaolo Piga
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ELETTROACUSTICO.IT
Fabrizio
Tarroni su elettroacustico.it
2003
La
Chitarra a 360°
Fabrizio
Tarroni, un incontro folgorante al Meeting delle
Etichette Indipendenti di Faenza, ascoltarlo mentre
suona la sua fida Gibson con pick-up Tuck
Andress Bartolini è stata una delle novità di
rilievo della Manifestazione. Uno dei rari esempi di
chitarrista che usa il plettro e le dita non solo con
disinvoltura ma anche con una gamma tecnico-stilistica da
far impallidire molti chitarristi d'oltreoceano.
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Altatensione Webmagazine 2002
Mica
lo spezzi un do
Fabrizio
Tarroni ripercorre,
a ritroso, la sua carriera artistica, elaborando
interessanti esperienze sonore che riprendono ciascuno di
questi frammenti della sua vita musicale e riunendoli in una
specie di background/soundtrack sonoro...ed il risultato è
piacevolmente melodico ed ironico, quasi come uno di quegli
sceneggiati che si sentivano alla radio...(L.L.)
Artista/Artist: Fabrizio
Tarroni (Ita)
Titolo/Title: Mica
lo spezzi un Do (Poesia, canzoni e un racconto in musica)
cd 2001 Carta da
Musica/Blue/Fare Dollars Music & Records
Canzoni/Songs: In
Fuga, Un modo per dirti addio, Breeze, Segreta, Tra
le lenzuola
(puoi ascoltare),
Tutto quel che ho, Rubami il respiro, Mica lo spezzi un Do,
Piccolo Addio
Line-Up: Fabrizio
Tarroni - vocals/guitars,
Silvio Zalambani - sax,
Dimitri Sillato - piano,
Gianluca Ravaglia - contrabass,
Enrico "Live" Liverani - drums/percussion,
Marco Dirani - bass,
Guido Leotta - vocals,
Ferruccio Filipazzi - vocals
Voto/Vote:
@@@@1/2
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FAXTET
promo mp3
“E’
stato scritto che la “provincia” italiana è un serbatoio
inesauribile di talenti, e gli amici romagnoli che hanno dato
linfa e corpo al Faxtet ne sono la dimostrazione più solare, con
il loro appassionato approccio a una musica che ha saputo divenire
la reale colonna sonora di un secolo. In particolare fermo la mia
attenzione sulla serie di brani che fanno parte della raccolta
Crescendo – la quale mantiene, pur nel trascorrere del tempo,
una capacità di coinvolgere generosa di sensazioni, di evocativi
rimandi: chi ad essa ha dato il suo contributo appartiene senza
alcun dubbio a quel mondo di artisti in grado di creare con chi
ascolta un rapporto pieno di significati (…) Un percorso
musicale che gronda passione e mette in mostra una sincerità
espressiva davvero interessante”.
Gian
Carlo Roncaglia, luglio 2000
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13/05/2002
Biancalaura
vince il Daolio
al secondo
posto Fabrizio Tarroni al terzo Laura Mars
Ieri
pomeriggio al Calamita la finalissima del concorso
CAVRIAGO. E' Biancalaura la vincitrice dell'ottavo Premio
Centro Augusto Daolio seguita al secondo posto da Fabrizio
Tarroni e al terzo da Laura Mars. L'ha deciso ieri sera la
giuria dopo un lungo pomeriggio di musica e parole che ha
avuto come cornice il circolo Calamita.
Nove le band arrivate in finale che hanno presentato, per
convincere la giuria del proprio talento, tre brani ognuna.
Non facile la decisione degli addetti ai lavori che, dopo
un'approfondita consultazione, hanno portato sul podio la
brava Biancalaura (accompagnati da due violini), vincitrice
anche del Premio Sheherazade dedicato a chi meglio ha saputo
coniugare in musica e parole tradizione e innovazione.
f.b.
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